Il Fondo Manifesti nasce a metà degli anni Novanta da un progetto di Annarita Buttafuoco e Emma Baeri per conservare, ordinare ed esporre un primo consistente nucleo di manifesti del Movimento femminista e del Movimento politico delle donne in Italia e nel mondo. Il progetto di raccolta condusse all'organizzazione della mostra "Riguardarsi. Manifesti del Movimento politico delle donne in Italia", la cui prima edizione venne organizzata dalla Fondazione Badaracco a partire dal 22 febbraio al 20 marzo 1996 a Milano presso il Teatro dell'Unione Femminile Nazionale insieme all'Unione Femminile Nazionale, agli Archivi Riuniti delle Donne e al Centro Culturale delle Donne Mara Meoni. La mostra venne esposta negli anni successivi in varie località e occasioni, alcune delle quali testimoniate anche in questa raccolta documentaria. Il Fondo continuò ad accrescersi negli anni successivi, anche con donazioni private, fino ad arrivare al totale di 521 manifesti italiani e stranieri, oggetto di questo intervento di riordino e inventariazione.
Il Fondo conserva le testimonianze di molti dei gruppi femministi storici degli anni Settanta da Rivolta Femminile di Carla Lonzi a Lotta Femminista e al Movimento di Liberazione della Donna, ma testimonia inoltre l'opera di un'associazione come l'Udi - Unione Donne Italiane, di origine più antica ma che si avvicina in quegli anni al movimento femminista. Con gli anni Ottanta inizia l'attività dei Centri Donna aperti sul territorio nazionale: molto consistente è la documentazione proveniente da quelli di Bologna, Venezia e Bolzano. Negli anni Novanta il fondo si arricchisce di testimonianze di attività di origine istituzionale, proveniente da enti pubblici come comuni, provincie e università, rilevante è anche la documentazione proveniente dalla Società Italiana delle Storiche. Naturalmente consistente è la documentazione proveniente dal Centro di Studi Storici sul Movimento di Liberazione della Donna in Italia e poi dalla Fondazione Badaracco.
Le tematiche affrontate dai manifesti sono diverse: il diritto all'aborto libero e gratuito, la riforma del diritto di famiglia, la legge per il divorzio, la legge contro la violenza sessuale, il lavoro e le pari opportunità, i corsi di formazione (si pensi all'esperienza fondamentale delle 150 ore), la maternità, i diritti civili, il movimento pacifista ma anche le numerose attività culturali sulla storia, la letteratura e il cinema delle donne.
Il Fondo Manifesti non è un fondo chiuso e quindi continuerà anche nei prossimi anni ad essere arricchito di ulteriori testimonianze documentarie.

Riferimenti bibliografici

Il progetto di riordino del Fondo è iniziato nella primavera del 2021 ed è consistito nel riordino e nell'inventariazione di tutti i manifesti conservati a partire dagli anni Novanta che erano già stati oggetto di parziali tentativi di riordino e di schedatura in passato. Come già dimostrato dalla sedimentazione dell'archivio i manifesti sono stati riordinati in fascicoli intestati ai singoli enti e associazioni, ricostruendo all'interno dei fascicoli l'ordine cronologico. Sono state individuate due diverse serie che riguardano enti, associazioni e istituzioni italiane e enti, associazioni e istituzioni straniere. L'inventariazione è stata realizzata con il software di descrizione archivistica Archimista, versione 3.1 che rispetta gli standard archivistici internazionali, è stata realizzata una descrizione analitica del singolo manifesto, data la particolare tipologia documentaria, utilizzando la scheda S (stampa) che rispetta gli standard catalografici dell'ICCD a cui si associa un oggetto digitale.
Al termine della fase di inventariazione si è proceduto alla digitalizzazione mendiante fotografie di tutti i manifesti: si conserva una fotografia in tiff a risoluzione alta e una fotografia in jpeg a risoluzione più bassa per poter rispondere a esigenze di utilizzazioni diverse, in questo modo si potrà evitare il più possibile la movimentazione degli originali preservandone le condizioni di conservazione.
I manifesti sono stati conservati in raccoglitori orizzontali, all'interno di cassettiere, intervallati da fogli di carta non acida. Si valuterà nell'immediato futuro un primo intervento di restauro per i manifesti più ammalorati.
L'intervento di riordino è stato eseguito dall'archivista Carla Cioglia, mentre le fotografie dei manifesti sono di Christian Tognela.

La serie conserva la documentazione proveniente da enti, associazioni e gruppi italiani e costituisce il corpus fondamentale della raccolta documentaria. Si conservano 487 tipologie di manifesti articolati in 142 fascicoli.

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La serie conserva la documentazione proveniente da enti, associazioni e gruppi stranieri di paesi diversi, prevalentemente si tratta di paesi del Nord Europa e paesi di lingua spagnola e portoghese in Europa e in America. Si conservano oltre ai manifesti anche alcune locandine e i numeri della rivista La Revuelta. Le tipologie di manifesti conservate sono 55, articolate in 18 fascicoli.

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Fondi personali

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