L'archivio contiene materiali riguardanti le varie attività e partecipazioni di Maddalena Melandri, importante protagonista del movimento delle donne negli anni ’70. Le carte contenute riguardano l’attività della rivista «L’erba voglio» (1971-1977), schede degli abbonamenti, materiali editi e inediti, lettere e verbali di riunioni; materiale vario sul femminismo anni ’70, come volantini, documenti e verbali di riunione di vari collettivi femministi milanesi, riviste legate a gruppi extraparlamentari, materiali editi e inediti dei gruppi di “Pratica dell’inconscio” e “Gruppo sessualità e scrittura”. Materiale relativi ai corsi delle donne “150 ore”; materiali relativi alla vita editoriale della rivista «Lapis» (1987-1997). Nell’archivio sono raccolte, inoltre, le carte personali dell’autrice: appunti, corrispondenza, materiali di ricerca e materiali inediti.

Introduzione all'archivio

ll fondo personale Lea Melandri (1941-) ripercorre la vita e le esperienze, ovvero le attività e partecip-azioni, di una delle principali protagoniste del Movimento delle Donne negli anni Settanta. Il complesso documentario qui inventariato, che consiste di circa 10 metri lineari, è raccolto in 100 buste e copre un arco cronologico che va dal 1964 al 2004, un quarantennio importante nella storia italiana per quanto concerne svolte politiche e sociali. In questo senso, il fatto che Melandri abbia donato subito e senza l'intervento di intermediari il suo archivio alla Fondazione Badaracco, testimonia non solo il coinvolgimento in prima persona nella 'vita' e 'vitalità' di questa donna nelle vicende di questi anni, ma anche la centralità attribuita dalla stessa alla memoria quale strumento privilegiato capace di leggere, comprendere ed agire nel e sul reale. Alla storia di questo movimento Melandri ha partecipato attivamente e solo successivamente, forse cogliendone la portata, ha assicurato che la documentazione che al suo interno veniva prodotta, in ogni contesto ed in ogni sua forma, fosse preservata. La Melandri ha dunque lavorato negli anni per consegnare alla storia una memoria specifica, quella appunto del femminismo italiano di cui desidera costruire storia e percorso a partire dalla sua costituzione, alla sua crescita, fino al suo lento sfumare -tanto da divenire quasi impercettibile allo sguardo dell'opinione pubblica- per poi tornare a far sentire la sua voce, o meglio, le sue voci, attraverso i femminismi contemporanei. Quindi nel quadro generale l'autrice si posiziona, contestualizzandosi, tramite il suo stesso vissuto senza però mai staccarsi dall'insieme; tale tentativo implica che esista una continua commistione dei piani, quello generale e quello più propriamente personale, quello dell'archivio e quello della raccolta di materiali riguardanti contesti e tematiche che più interessavano, come interessano tuttora, l'autrice, quello infine della costruzione della propria immagine e insieme di quella del movimento cui ha preso parte. Soprattutto di quest'ultimo aspetto bisogna tener conto se si vuol indagare il rapporto esistente tra l'autrice e i quarant'anni di femminismo che descrive con il suo lavoro di raccolta. L'eterogeneità delle esperienze è del resto ben documentata dalle tipologie dei documenti qui contenuti: il complesso documentario si apre infatti con numerosi quaderni di appunti, articoli e bozze dei suoi libri; per spaziare poi nella raccolta della documentazione relativa ai Movimenti, alle schede degli abbonamenti, i materiali editi e inediti, le lettere e verbali di riunioni, i materiali inviati alla rivista "L'erba voglio" (1971-1977) unitamente ad una mole consistente di "Corrispondenza", che raccoglie le relazioni e i contatti epistolari dell'autrice. Anche il materiale inerente al femminismo anni settanta è variegato e si compone di volantini, documenti e verbali di riunione di vari collettivi femministi milanesi, riviste legate a gruppi extraparlamentari, materiali editi e inediti dei gruppi di "Pratica dell'inconscio" e "Gruppo sessualità e scrittura", come pure di materiali relativi ai corsi delle donne e alla vita editoriale delle riviste di cui è stata redattrice o anche solo collaboratrice che comprendono non solo le carte ma anche i disegni, le foto e altro materiale giunto alla redazione. Nell'archivio sono poi conservate le carte personali dell'autrice: appunti, corrispondenza, materiali di ricerca e materiali inediti, ma anche lettere e cartoline scambiate negli anni e ritagli a stampa attraverso cui Melandri realizza una vera e propria rassegna stampa critica della realtà in cui vive. L'ordinamento dato dalla stessa ad una parte delle carte - guida per il riordinamento delle restanti serie documentarie - evidenza la volontà di tenere insieme i diversi piani: da quello generale della storia a quello personale-politico. In questo senso quindi chi legge il presente inventario deve farlo cercando l'autrice all'interno delle serie archivistiche che descrivono i rivolgimenti, gli eventi, le situazioni e gli ambiti che lei stessa si è trovata ad sperimentare in prima persona. Parallelamente al lavoro di riordino dei documenti, si è proceduto alla ricondizionatura procedendo alla sostituzione dei fermagli di ferro con fermagli ricoperti in plastica. I materiali sono stati poi collocati in nuovi contenitori (buste e fascicoli). L'inventariazione ha previsto i seguenti campi descrittori per ogni fascicolo: - titolo; - estremi cronologici - descrizione; - consistenza - segnatura; - note. L'inventario è corredato da un indice dei nomi, dei gruppi e delle cose notevoli (utilizzato per i libri di Lea Melandri). Il lavoro di riordino e inventariazione è stato eseguito dalla dott.ssa Elisabetta Onori, con la supervisione archivistica della dott.ssa Alessandra Miola. L'intervento è stato realizzato in cofinanziamento con il Ministero per i Beni e le Attività culturali e la Fondazione Cariplo, nell'ambito del progetto "Archivi storici del Novecento. Protagoniste e organizzazioni di donne nel Lombardo - Veneto".

Riferimenti bibliografici

Della ricerca di Lea Melandri sulla problematica dei sessi, che continua ancora oggi, sono testimonianza le sue pubblicazioni:L'infamia originaria, Edizioni L’erba voglio 1977 (Manifestolibri 1997); Come nasce il sogno d’amore, Rizzoli, Milano 1988; Lo strabismo della memoria, La Tartaruga, Milano 1991; La mappa del cuore, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick, Faenza 1996; L’erba voglio. Il desiderio dissidente, Baldini & Castoldi, Milano 1998; Una visceralità indicibile. La pratica dell’inconscio nel movimento delle donne degli anni Settanta, Fondazione Badaracco-Franco Angeli, Milano 2000; Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati Boringhieri, Torino 2001. Cfr. anche Elvio Fachinelli, Luisa Muraro, Giuseppe Sartori (a cura di), L’erba voglio, Einaudi, Torino 1971; Lapis. Sezione aurea di una rivista, Manifestolibri, Roma 1998.

Questa serie si articola in 3 sottoserie ognuna delle quali rappresenta modalità e approcci differenti ad un strumento comunicativo che Lea Melandri predilige come efficace dispositivo di espressione e azione politica.

Vai al dettaglio: La scrittura

Contiene:

  1. 1.1 Quaderni di appunti
  2. 1.2 Manoscritti e dattiloscritti
  3. 1.3 Articoli, collaborazioni e interviste

La seconda serie articolata in 3 sottoserie, incarna, rispecchiandola, una fase cruciale dell'esperienza politica di Melandri, quella che abbraccia il periodo caldo della storia italiana degli ultimi 50 anni: il decennio che va (dalla fine degli anni sessanta alla fine degli settanta) dal '68 al '77. Sono questi gli anni del movimento rivoluzionario, diffuso e visibile, delle lotte degli studenti e degli operai, del risveglio della coscienza di classe da un lato e della coscienza sessuata dall'altro. Il fermento è ovunque e la partecipazione, la nascita di gruppi e collettivi, la militanza tout court che investe i vari piani del sociale, ne è la dimostrazione tangibile. Le lotte si snodano in tutte le istituzioni a partire appunto da quella che sta alla base della formazione della forza lavoro e della trasmissione dei saperi, pilastro dello sviluppo produttivo, ovvero la scuola.

Vai al dettaglio: La pratica non autoritaria, l'Erba Voglio e i Movimenti rivoluzionari

Contiene:

  1. 2.1 Esperienze in alcune scuole
  2. 2.2 I Movimenti
  3. 2.3 Corrispondenza e materiali inviati a "L'erba voglio"

Questa serie, composta da 20 faldoni, è suddivisa in 4 sottoserie che descrivono per molti aspetti il percorso del femminismo milanese e insieme di quello italiano la cui "matrice strutturale come movimento collettivo va ricercata in quell'area di mobilitazione sociale che diede vita, alla fine degli anni sessanta, alla contestazione studentesca, alla nascita della nuova sinistra e alle operaie dell'autunno caldo" . All'interno di queste mobilitazioni, le donne sono coinvolte come soggetti politici ma il loro ruolo rimane subordinati. La presa di coscienza di questo dato di fatto risulta ovvia nel momento in cui le donne stesse riconoscono come all'interno di un progetto trasformazione radicale della società, non venga contemplata la revisione del rapporto tra sessi, rimandata ad una fase successiva le cui modalità rimangono vaghe ed oscure, e le cui implicazioni si ripercuotono nell'immediato.

Vai al dettaglio: Femminismo

Contiene:

  1. 3.1 Documenti
  2. 3.2 I corsi delle donne
    1. 3.2.1 "150 ore"
    2. 3.2.2 Cooperativa "Gervasia Broxon"
    3. 3.2.3 Associazione per una Libera Università delle donne
  3. 3.3 Le riviste
    1. 3.3.1 Sottosopra
    2. 3.3.2 Fluttuaria
    3. 3.3.3 Lapis

Questa serie si compone di 4 faldoni in cui sono raccolte le carte relative alle numerose iniziative (seminari, convegni, cicli di incontri, ma anche presentazioni di libri e pubblicazioni, dibattiti e mostre) organizzate tra il 1977 e il 2004 da gruppi, singole associazioni e istituzioni che si occupavano e occupano di problematiche e questioni centrali per e delle donne. I temi messi al centro di questi momenti sono vari e vanno dal corpo, alla violenza - come l'importante "Convegno sulla violenza" a Milano nel 1977-; dal "Women's Film Theory" svoltosi a New York dove fu proiettato il film girato dalle donne della Cooperativa Broxon, ai "Tavoli sulla Bioetica", organizzati in più città italiane. Sono qui riuniti i programmi, i volantini, la documentazione amministrativa, le relazioni e i materiali degli interventi, fino alle pubblicazioni che in alcuni casi sono state realizzate. In questi faldoni, sono contenute anche le relazioni manoscritte stilate dall'autrice in vari momenti appunti o semplici tracce ampliate poi durante l'intervento intervento vero e proprio ma anche bozze e interventi articolati scritti a posteriori. Interessante è anche notare come le trame della rete del femminismo vengono tessute e intrecciate attraverso la creazione, e più spesso attraverso l'attento mantenimento, di relazioni di sostegno e inter-azione reciproca che da personali si trasformano in collettive. Infatti questi momenti di compresenza fisica, possibili grazie all'incontro -cui l'iniziativa prelude-, sono fondamentali e imprescindibili nella pratica politica femminista. Questi spazi fanno sì che le donne, con le loro voci, pensieri, opinioni e interpretazioni critiche siamo visibili e abbiano un peso concreto nell'opinione pubblica. Inoltre, se da una parte gli incontri permettono un concreto e diretto confronto su temi "caldi" e centrali in vista di uno svelamento delle dinamiche sottostanti, dall'altra permettono altresì che lo scambio passi anche a livello impalpabile tra le donne presenti. Non solo quindi passaggio di saperi e conoscenze a livello verbale, ma anche attraverso il corpo fisico, inteso come motore che fornisce spinta propulsiva ed entusiasmo sia ad una ricerca di senso che di pratiche collettive, indagate in vista della trasformazione del reale cui i femminismi tendono.

Vai al dettaglio: Convegni e seminari

La serie "Corrispondenza", costituita da 3 buste, testimonia le rete relazionale che Melandri ha sviluppato, mantenuto e incrementato nel tempo con amiche, conoscenti, collaboratrici e donne coinvolte negli stessi progetti politici o in esperienze affini anche oltre i confini nazionali. Numerosi anche i contatti con altre "femministe storiche" di Milano -come Maria Nadotti o Paola Radaelli- e non -come Alessandra Bocchetti del Centro Culturale Virginia Woolf di Roma- a testimoniare; rapporti politici e affettivi che si sovrappongono dando concretezza all'espressione "il personale è politico". Lo stesso concetto vale comunque per l'intera mole dei contatti qui raccolti. Sono qui presenti alcune lettere scambiate con i suoi genitori e numerosissime le cartoline di saluti, attraverso cui si mantengono legami caratterizzati da lontananze spaziali. Pochi i contatti con le istituzioni; mentre parecchi sono quelli con giornaliste come Rossana Rossanda e giornalisti come Luigi Pintor e Eugenio Scalfari, lettere non sempre intese nel comune senso del termine, ma spesso usate come veri e propri strumenti di azione politica, come tale è da intendersi la scrittura per la Melandri. Accanto a tutta questa molteplicità e eterogeneità ci sono poi i "Materiali inviati" ovvero un nucleo documentario, che potrebbe definirsi come aggregato, che è il frutto di tutti quegli scritti -di prosa e poesia, di racconti e resoconti-, progetti e materiali di ogni tipo, inviati a vario titolo -magari per avere un commento o un aiuto- all'autrice.

Vai al dettaglio: Corrispondenza

La serie raccoglie i manifesti e le locandine raccolte tra il 1976 e il 2001 realizzate in occasione di incontri e seminari incentrati su alcuni dei libri di Melandri, come nel caso delle presentazione del libro "Come nasce il sogno d'Amore", o su alcuni suoi corsi, come ad esempio le locandine dei corsi 150 ore o quelli relativi alla "scrittura d'esperienza"; altri la vedono presente quale relatrice tra altre, o semplicemente, lasciano presupporre la sua partecipazione-pressoché certa- quando si affrontano questione di suo interesse. Si trovano infine alcuni manifesti personali, come ad esempio quello che riporta la cartina dell' isola di S. Pietro, ovvero Carloforte, isola assai cara alla Melandri che dal 1975, anno in cui lì ebbe luogo il primo campeggio femminista, rappresenta un punto fermo nella sua vita itinerante, tra il brusio e la vitalità culturale e relazionale di Milano, gli affetti viscerali lasciati a Fusignano, le amicizie e gli impegni politici disseminati in tutta Italia, come appunto le stesse locandine dimostrano.

Vai al dettaglio: Manifesti e locandine

Altri Archivi disponibili

Fondi di Enti

Fondi personali

Raccolte